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Biancheria, lingerie o underwear: tre parole diverse che si riferiscono però alla stessa cosa, vale a dire “ciò che sta sotto”, i capi che tutti noi siamo abituati a portare sotto i vestiti per proteggere e al tempo stesso valorizzare le parti intime.

Soprattutto per le donne, l’intimo ha rappresentato e rappresenta tutt’ora uno strumento di esaltazione della propria femminilità, sia che esso sia usato per sedurre (basti pensare alle tante varietà di indumenti realizzati solo ed unicamente a questo scopo) oppure che venga impiegato come simbolo di libertà ed emancipazione, come quando le femministe sul finire degli anni 60’ bruciavano in piazza il loro reggiseno per affermare la loro avversione contro ogni pregiudizio o costrizione nei confronti del genere femminile.

Tuttavia l’underwear non è stato sempre così come lo conosciamo oggi: nei popoli antichi come quello Egizio, ad esempio, mentre gli uomini erano soliti non indossare niente sotto la tunica, le donne potevano tuttalpiù portare una semplicissima sottoveste.

Bisognerà attendere fino ai fasti dell’Impero Romano per vedere la diffusione di alcune tipologie di biancheria intima più complessa, ma sempre e solo esclusivamente fra le donne: le matrone erano infatti solite cingere il petto con delle strisce di cuoio e, successivamente, con dei veri e propri corsetti, la cui origine era attribuita a Venere, dea dell’amore, in quanto il loro scopo era unicamente quello di mettere in mostra il seno per sedurre. Fra gli uomini invece, solo gli atleti erano costretti a fasciarsi gli attributi con delle bende di lino al fine di evitare che durante l’attività fisica ci fossero urti e balzi. 

Anche nel Medioevo, l’uso dell’intimo era pressoché sconosciuto: uno dei pochi indumenti di cui si ha traccia in questo periodo è la giarrettiera, cui nel 1374 il Re d’Inghilterra Edoardo III intitolò uno fra più nobili ordini del suo regno. Da notare che il termine era però riferito ad un laccetto portato indifferentemente dagli uomini e dalle donne il cui compito era quello di stringere le calze ad altezza delle cosce.

La nascita delle prime mutande si deve invece a Caterina de’Medici, reggente del Regno di Francia nella seconda metà del 1500, la quale amava molto cavalcare e, per impedire di mettere in mostra le proprie grazie durante le sue gite a cavallo, fece realizzare una specie di mutandone lungo fino alla caviglia da indossare sotto le gonne. Questo primo prototipo, molto semplice e spartano, col tempo divenne sempre più sofisticato, venendo arricchito da lacci e pietre preziose, tanto che la Chiesa, temendo per il pubblico decoro, decise di metterlo al bando.

Si dovrà così aspettare un altro secolo per veder comparire biancheria intima molto più sofisticata: il primo busto o corsetto risale, infatti, al Seicento ed era realizzato da un’intelaiatura di stecche di balena sormontata da stoffa preziosa, ganci e laccetti. Per la parte sotto, invece, le donne amavano portare degli strati di crinolina, una struttura molto ampia e rigida che serviva a gonfiare i fianchi ed il fondoschiena.

Ma il secolo in cui la biancheria intima o underwear vide la sua massima espansione è quasi certamente il Novecento: il primo modello di reggiseno nasce infatti nel 1914 per idea di una nobildonna americana che lo creò mettendo insieme due pezzi di stoffa uniti da alcuni nastri. La crinolina scompare per lasciare il posto alla morbida sottoveste, che fasciava il corpo in modo dolce e delicato lasciando intravedere forme molto più naturali. Nel contempo, i mutandoni si fanno sempre più corti, prendendo la forma che conosciamo oggi: gli slip.

Il Ventesimo quello è dunque quello che ha visto sicuramente maggiore sperimentazione per quello che riguarda l’intimo: se negli anni 30’ erano ancora in auge le giarrettiere, negli anni 40’ e 50’ fanno capolino anche le prime guepierre, indossare anche dalle dive del cinema. Gli anni 60’ e 70’ furono invece anni di ribellione, in cui nel guardaroba delle donne presero sempre più piedi capi comodi e versatili come i reggiseni in Lycra e i collant. Bisognerà aspettare di nuovo gli anni 80’ e 90’ per vedere di nuovo esaltate le forme femminili attraverso nuovi modelli di lingerie fra cui il reggiseno push up, amato sia dagli uomini che dalle donne per la sua capacità di valorizzare al massimo la scollatura femminile. 

E per i maschietti? Anche se per loro i modelli di lingerie disponibili sono sicuramente più limitati, questo non significa che non vi sia stata nel tempo una grande sperimentazione, a partire dalla scelta dei tessuti, entro cui dominano oggi sia il cotone che le fibre sintetiche, utilizzate sia per slip e culotte che per la realizzazione di maglie intime e canotte. Col tempo hanno influenzato la moda dell’intimo maschile con capi capaci al tempo stesso di valorizzare la mascolinità e al tempo stesso di conferire al corpo maschile maggiore grazia ed armonia.


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Cotone Pima

Il cotone è la fibra naturale più importante ai giorni nostri. PURO wear ha scelto la fibra in cotone PIMA per realizzare i propri prodotti. Tecnicamente noto come “Gossypium barbadense”, è una pianta tropicale, sensibile al gelo, che produce fiori di colore giallo con semi neri. Diffuso principalmente in alcune aree del Nord America, Messico e Australia, tale pianta cresce in arbusti piccoli e cespugliosi e produce cotone con fibre setose insolitamente lunghe - raggiungono i 34mm - grazie principalmente alle condizioni in cui è coltivato: pieno sole, elevata umidità e precipitazioni.

Cio favorisce straordinaria morbidezza, intensa lucentezza e la formidabile resistenza all’usura e al pilling - la comparsa di peluria e piccole palline di fibra (pills) derivanti dall’usura e dalla manutenzione del capo, responsabile dell’effetto invecchiamento del tessuto.

Lavaggio e Cura dei Capi

Pensate a quando indossate un capo di intimo appena acquistato:: colore vivo, elastico ben teso, tessuto morbido e fresco. E pensate a quello che succede dopo qualche lavaggio: colori sbiaditi, elastico lento, tessuto usurato e cedevole. Si tratta di classici casi di lavaggi impropri, principale motivo per cui con il passare del tempo gli uomini lamentano di come calzano i propri capi.

PURO wear ha creato i suoi capi scegliendo i tessuti delle migliori qualità presenti sul mercato con l’obiettivo di fornire dei capi resistenti a molteplici lavaggi e all’usura.

 

Spesso le istruzioni di lavaggio e stiratura della biancheria intima vengono ignorate dalla maggior parte dei ragazzi e giovani adulti, imputando la responsabilità al poco tempo disponibile. Noi di PURO wear consigliamo di prestare cura e attenzione soprattutto nel momento del lavaggio dell’indumento in modo da favorire:

Ecco perché è vitale comprendere le informazioni presenti sull’etichetta - o stampate direttamente sul tessuto come nel nostro caso. Gli errori più comuni nel lavaggio degli indumenti sono:

 

Segui le seguenti istruzioni per un corretto lavaggio e una corretta asciugatura 

istruzioni di lavaggio PURO wear 

 Suggeriamo inoltre di lavare i propri capi sempre al rovescio.

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