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Ci sono materiali che ormai fanno parte della nostra vita ma di cui conosciamo davvero poco. Uno di questi è probabilmente il cotone: sapevi ad esempio che il termine “cotone” deriva dall’arabo “katun” che significa “terra di conquista”?

Conosciuto da oltre cinquemila anni, l’esistenza del cotone è documentata anche all’interno di geroglifici egiziani, in pitture rupestri ed altre fonti scritte relative a popolazioni dell’Asia Minore e delle Americhe, fra cui gli Aztechi. Anche alcuni versetti della Bibbia e altri testi antichi come quelli dello storico greco Erodoto testimoniano l’uso di una fibra derivata dalla bambagia della pianta del cotone per realizzare tessuti.

Ciò nonostante, se in alcune parti del mondo come l’America Centro Meridionale, l’Asia e l’Africa Meridionale il cotone era conosciuto, coltivato e utilizzato diffusamente a partire da molti secoli fa, in Europa esso poté affermarsi solo dopo la scoperta dell’America e l’avvio dei traffici commerciali con le nuove terre d’Oltreoceano.

La grande richiesta di questo tessuto proveniente dal Vecchio Mondo è stata probabilmente uno dei fattori che ha spinto i coloni inglesi, francesi, spagnoli ed olandesi a importare schiavi dai paesi africani per impiegarli nella coltivazione della pianta di cotone.
Vediamo ora più da vicino le caratteristiche di questa pianta e le varie tipologie di cotone esistenti al mondo descrivendone le principali caratteristiche.

PIANTA DEL COTONE

Quello che noi chiamiamo comunemente “cotone” altro non è che la fibra tessile ricavata dalla lavorazione del frutto della pianta del cotone. Appartenente alla famiglia delle Malvacee, questa pianta presenta in realtà numerose sotto specie e può essere sia di tipo annuale che pluriannuale: il tipo annuale, che corrisponde a quello più diffuso, è di natura erbacea e presenta di solito un’altezza compresa fra i 25 e i 200 cm; quello pluriannuale è, invece, di natura “legnosa” tanto da riuscire a raggiungere anche il mezzo metro di altezza.

Il ciclo vitale della pianta di cotone è comunque sempre lo stesso: dopo essere stato fecondato, il fiore perde i petali e, nel giro di 20/ 30 giorni, forma una capsula circondata da una foglia chiamata brattea. Questa capsula, sorretta da un calice, ha una forma tondeggiante e al suo interno si trovano i semi da cui poi si svilupperanno i batuffoli. Solo quando la capsula sarà completamente matura, si spaccherà per mostrare i filamenti in essa contenuti: quando questo avviene, la fibra presente nella capsula viene staccata dai semi con un processo detto di sgranatura. Successivamente i filamenti vengono trattati per eliminare tutte le parti impure.

COLTIVAZIONE DEL COTONE

Il cotone, come abbiamo detto, è coltivato in diversi paesi del mondo la cui caratteristica peculiare è quella di avere un clima caldo/ umido.

I maggiori produttori di cotone allo stato attuale sono la Cina, gli Stati Uniti e l’India, seguiti da altri paesi dell’Africa, dell’Asia e del Sud America. In Europa l’unico paese che può vantare un’ingente produzione di cotone è la Grecia.

Tuttavia, non esiste un’unica modalità di coltivazione del cotone, ma ne esistono almeno tre: quella più conosciuta e diffusa è la coltivazione upland, che corrisponde a quella tipicamente utilizzata per produrre il cotone americano; le altre due, meno diffuse, sono la tipologia long e extra long staple, prodotte principalmente in Africa, Asia ed Australia, e riguardano particolari sottospecie della pianta di cotone, come appunto il Gossypium Barbadense utilizzato per la produzione del pregiatissimo cotone Pima utilizzato per i nostri capi.

PROPRIETA’ DEL COTONE 

Il cotone è un materiale di origine vegetale composto quasi integralmente da cellulosa più acqua e altre sostanze di origine minerale e proteica, morfologia che gli conferisce grande morbidezza ed assorbenza. Meno robusto di altre fibre naturali come la canapa od il lino, il cotone tende anche a sgualcirsi ed ingiallirsi se esposto alla luce diretta del sole.

Dal punto di vista morfologico, la fibra di cotone appare divisa in 4 parti: la “cuticola” esterna, la parete primaria, quella secondaria e il lumen, una sorta di canale centrale molto stretto che si trova nella parte centrale. La stratificazione dei filamenti, disposti a spirale, contribuisce a donare al cotone grande resistenza e tenacia.

Per quello che concerne infine il suo aspetto, esso appare certamente meno lucido del lino e della seta, pur presentando una grande morbidezza e piacevolezza al tatto che ne fanno uno dei tessuti (naturali e non) più ricercati dai consumatori.

USO DEL COTONE NELL’INDUSTRIA TESSILE

Il cotone è il tessuto più utilizzato dall’industria tessile a partire soprattutto dal ventesimo secolo. Prendendo in considerazione le sole fibre naturali, il cotone occupa certamente più del 90% del mercato; esso però mantiene anche un’ottima posizione nei confronti delle fibre artificiali, il cui uso è comunque in costante crescita.

TIPOLOGIE DI COTONE

COTONE SEA ISLAND

Coltivato nelle Indie Occidentali, il Cotone Sea Island è considerato come il cotone di migliore qualità esistente al mondo, dunque utilizzato per capi e accessori più raffinati. L’elevata qualità è data prima di tutto dalla lunghezza dei filamenti (fra i 3,8 e i 6,3 cm) poi dalla loro finezza e dal colore bianco. Una varietà ancora più pregiata di Cotone Sea Island è il Cotone West Indian ricavato dalla specie vegetale “gossypium barbadense” (detta anche a “seme nero” per il particolare colore del seme) da cui si ricava anche il cotone Pima utilizzato per le nostre produzioni. 

COTONE EGIZIANO

Il Cotone Egiziano, detto anche “Cotone Makò” o “Maho”, possiede un caratteristico colore rosato che lo distingue da tutti gli altri. La sua lunghezza è inferiore di solito ai 4 cm, ma per la sua finezza, lucentezza ed elasticità è comunque considerato un cotone di grande pregio. Ciò nonostante, alcune qualità di Cotone Egiziano, come il long stape e ancor più l’extra long stape, presentano sicuramente qualità di categoria superiore.

COTONE AMERICANO UPLAND

Il cotone più diffuso è sicuramente quello americano della tipologia “Upland” ottenuto dalla specie erbacea Gossypium Hyrsutum: si tratta di un cotone a fibra corta (lunghezza inferiore ai 2,5 cm) prodotto in vari stati del sud degli Stati Uniti, cui si deve il nome. L’insieme degli stati dove si concentra maggiormente la produzione di cotone americano è detta anche “Cotton Belt” o “Cintura del Cotone”: questa area comprende il Texas, la Carolina del Nord e del Sud, la Georgia, il Tennessee, l’Alabama, l’Arkansas, il Mississippi, nonché parte della Florida, della Virgina e della Louisiana.

COTONE PIMA

Il “Cotone Pima”, chiamato anche “Supima”, è coltivato nel sud degli Stati Uniti (Arizona, California, Texas e New Messico), in Perù ed Australia. Si tratta di un cotone molto pregiato, con fibra lunga caratterizzata da morbidezza, lucentezza e grande resistenza all’usura e al pilling, valer a dire la tendenza a formare pallini dopo alcuni utilizzi e lavaggi. Tali qualità sono garantite dalla Supima Association, che certifica che tutti i passaggi del processo produttivo avvengono correttamente. 

COTONE INDIANO

Le fibre di cotone prodotte nelle regioni di Madras e Surat, nei pressi di Bombay, in India, appartengono ad una diversa tipologia di cotone non particolarmente pregiata a causa della misura ridotta delle fibre (da 0,6 a 2 cm) e dalla loro finezza. Queste caratteristiche sono certamente legate al fatto che le zone in cui il cotone indiano è prodotto le piogge sono generalmente scarse, laddove invece per produrre un cotone morbido, elastico e di qualità occorrono invece precipitazioni frequenti ed abbondanti come nei paesi tropicali e subtropicali, in Egitto e negli Stati Uniti Centro Meridionali.


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Cotone Pima

Il cotone è la fibra naturale più importante ai giorni nostri. PURO wear ha scelto la fibra in cotone PIMA per realizzare i propri prodotti. Tecnicamente noto come “Gossypium barbadense”, è una pianta tropicale, sensibile al gelo, che produce fiori di colore giallo con semi neri. Diffuso principalmente in alcune aree del Nord America, Messico e Australia, tale pianta cresce in arbusti piccoli e cespugliosi e produce cotone con fibre setose insolitamente lunghe - raggiungono i 34mm - grazie principalmente alle condizioni in cui è coltivato: pieno sole, elevata umidità e precipitazioni.

Cio favorisce straordinaria morbidezza, intensa lucentezza e la formidabile resistenza all’usura e al pilling - la comparsa di peluria e piccole palline di fibra (pills) derivanti dall’usura e dalla manutenzione del capo, responsabile dell’effetto invecchiamento del tessuto.

Lavaggio e Cura dei Capi

Pensate a quando indossate un capo di intimo appena acquistato:: colore vivo, elastico ben teso, tessuto morbido e fresco. E pensate a quello che succede dopo qualche lavaggio: colori sbiaditi, elastico lento, tessuto usurato e cedevole. Si tratta di classici casi di lavaggi impropri, principale motivo per cui con il passare del tempo gli uomini lamentano di come calzano i propri capi.

PURO wear ha creato i suoi capi scegliendo i tessuti delle migliori qualità presenti sul mercato con l’obiettivo di fornire dei capi resistenti a molteplici lavaggi e all’usura.

 

Spesso le istruzioni di lavaggio e stiratura della biancheria intima vengono ignorate dalla maggior parte dei ragazzi e giovani adulti, imputando la responsabilità al poco tempo disponibile. Noi di PURO wear consigliamo di prestare cura e attenzione soprattutto nel momento del lavaggio dell’indumento in modo da favorire:

Ecco perché è vitale comprendere le informazioni presenti sull’etichetta - o stampate direttamente sul tessuto come nel nostro caso. Gli errori più comuni nel lavaggio degli indumenti sono:

 

Segui le seguenti istruzioni per un corretto lavaggio e una corretta asciugatura 

istruzioni di lavaggio PURO wear 

 Suggeriamo inoltre di lavare i propri capi sempre al rovescio.

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