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L’uomo per natura ha bisogno di coprirsi.

Essendo il nostro corpo privo di peli e dotato di una pelle poco spessa, fin dall’antichità la specie umana ha avuto necessità d’indossare degli indumenti per coprire le parti più esposte. I primi materiali utilizzati a questo scopo furono le pelli di animali selvatici e, per impedire che queste si deteriorassero, l’uomo primitivo escogitò tecniche molto simili a quelle dell’attuale concia.

In seguito però l’abbigliamento è diventato non più solo una necessità, ma anche un vezzo, strettamente legato con un’altra esigenza fondamentale dell’uomo, vale a dire la riproduzione e l’accoppiamento. Si nota ancora in certe tribù africane come vi sia molta attenzione ai capi che vengono indossati dagli uomini e dalle donne per sedurre e corteggiare, un’attenzione che è arrivata fino a noi declinandosi in mille modi diversi a seconda del periodo storico e dell’appartenenza geografica.

Tuttavia, un aspetto che accomuna tutte le civiltà è che, in origine, i capi da indossare venivano realizzati con tessuti naturali, vale a dire tessuti che potevano essere facilmente reperiti in natura.

Prima dell’avvento dei tessuti sintetici e artificiali, che oggi sono largamente diffusi, i vestiti erano fatti con fibre di origine naturale come cotone, lana, seta, lino o canapa, ottenuti dalla lavorazione di materiali derivati da animali o piante.

Il vantaggio di questo genere di tessuti è che, oltre a non comportare l’utilizzo di processi chimici, con grave danno a carico dell’ambiente, essi sono anche perfettamente compatibili con la pelle umana, limitando al massimo il rischio di allergie.

I tessuti sintetici come nylon, poliestere o elastan sono invece prodotti dalla lavorazione del petrolio, risultando quindi molto dannosi per la natura che ci circonda in quanto non degradabili. Il loro largo impiego nel campo dell’industria tessile trova una ragion d’essere sia nei bassi costi di produzione e vendita, che nel fatto che non essendo realizzati con fibre naturali sono molto più resistenti e non possono essere attaccati da muffe o tarme. Di fatto però, sono spesso causa di allergie e infiammazioni delle pelle essendo poco traspiranti e facilitando quindi l’annidamento di batteri.

Analoghi problemi, sia pura in misura ridotta, sono dati dai tessuti artificiali, come il tencel e il modal, che sono invece prodotti non dalla lavorazione del petrolio, ma impiegando materie prime naturali rinnovabili: pur essendo, infatti, molto più compatibili con la pelle dell’uomo, necessitano comunque di trattamenti chimici, per cui la loro produzione comporta comunque un rischio sia per la natura che per l’uomo.

Assodato quindi che i tessuti naturali sono quelli che comportano assolutamente minori rischi per la salute dell’uomo e dell’ambiente, essendo biodegradabili ed ecocompatibili al 100%, vediamo più nel dettaglio la loro storia e le loro caratteristiche, analizzando uno ad uno alcuni dei principali tipi di fibra prodotta naturalmente. 

COTONE

Uno dei tessuti naturali più utilizzati al mondo è senza dubbio il cotone: apprezzato soprattutto per la sua morbidezza, ha anche il vantaggio di essere economico e molto resistente.

Conosciuto fin dall’antichità, il cotone si ottiene dalla lavorazione del frutto della pianta del cotone, coltivata intensivamente in molte aree del mondo caratterizzate da un clima caldo/umido, come ad esempio il Sud America, l’Africa del Nord e quella occidentale e l’Asia Centrale. Dal punto di vista chimico, il materiale di cui è composta la fibra di cotone è lo stesso che viene utilizzato per produrre la carta, in quanto si tratta di cellulosa.

La storia del cotone si perde nella notte dei tempi, anche se in Europa è arrivato relativamente tardi: pur essendo infatti già conosciuto intorno all’anno Mille perché importato in Sicilia dai Saraceni, li cotone iniziò ad affermarsi nei paesi europei solo dopo la scoperta dell’America. Le conseguenze però dell’interesse commerciale degli Europei nei confronti del cotone non sono state però solo positive in quanto esso portò alla rapida diffusione della pratica della schiavitù, perpetrata dai ricchi proprietari terrieri di carnagione bianca ai danni dei loro braccianti di pelle nera, fatti emigrare forzatamente dall’Africa a questo scopo e ridotti in schiavitù.

Si è dovuto attendere molti secoli per comprendere l’iniquità di questa pratica, anche se ancora oggi, nonostante l’introduzione di macchine agricole e tessili in grado di velocizzare e facilitare il lavoro, in molti paesi del mondo coloro che lavorano all’interno delle piantagioni di cotone sono sottoposti a varie forme di sfruttamento, con ritmi lavorativi molto pressanti e salari minimi.

Un altro aspetto di cui molti sono all’oscuro è che il processo di coltivazione del cotone, oltre a richiedere moltissima acqua ed energia, comporta anche l’uso di molte sostanze chimiche come pesticidi e antiparassitari, che contribuiscono al rilascio di CO2 e al conseguente aggravamento dell’effetto serra. Senza contare che queste sostanze, rimanendo intrappolate nelle fibre, possono causare anche intolleranze ed allergie.

Ecco perché negli ultimi anni si è affermata una nuova cultura agricola che ha portato alla valorizzazione di tipologie di cotone più pregiate, coltivate nel pieno rispetto dell’ambiente e senza un massiccio ricorso ai concimi chimici.
È il caso del cotone Pima, utilizzato per realizzare gli articoli della nostra collezione: si tratta di un tipo di cotone molto pregiato, derivato dalla lavorazione della “Gossypium barbadense”, una pianta tropicale che cresce solo in ambienti caldo/umidi del Nord America, Messico e Australia , producendo fiori di colore giallo con semi neri.

Il cotone Pima è caratterizzato da fibre molto lunghe (tra i 20 e i 34 mm) che, anche per la grande accuratezza con cui sono raccolte, hanno la particolarità di essere estremamente morbide e lucenti, ma al tempo stesso indeformabili e resistenti.
  
LANA

Chi non ha mai desiderato in inverno sentire il proprio corpo accarezzato da un morbido maglione di lana? 

La lana è un tessuto naturale ottenuto dalla lavorazione del vello o manto di alcune specie animali quali pecore, capre, conigli, cammelli e così via. Si distinguono inizialmente due tipi di lana: la lana vergine ottenuta dalla tosatura dell’animale ancora in vita, e la lana di concia, ottenuta invece dalle fibre ottenute dopo il processo di macellazione dello stesso animale.

L’uso della lana per produrre indumenti atti a coprire e riscaldare il corpo è noto fin dalla preistoria, in particolare sembra che i primi popoli che abbiano cominciato ad utilizzarla risiedessero in Mesopotamia. La lana era anche conosciuta ed apprezzata dagli Antichi Greci e Romani, ai quali si deve l’introduzione delle cesoie per la tosatura dell’animale.

Come nel caso degli altri tessuti di origine naturale, anche nel caso della lana la produzione s’impenno dopo l’introduzione dei processi di lavorazione meccanica, conseguenti alla rivoluzione industriale del 1800. Trattandosi di un materiale molto versatile, la lana può essere usata non solo per produrre vestiario, ma anche coperte, tappeti, cuscini e materassi da sola o in abbinamento ad altri materiali naturali (lino o seta) o sintetici; essendo un ottimo isolante, viene usata anche in edilizia per isolare termicamente tetti e pareti.

SETA 

Come già saprai, la seta deriva dai bozzoli non bucati prodotti nel processo di trasformazione del bruco in farfalla, processo detto di “metamorfosi”. Esiste però anche un filato di seta estratto dai bozzoli bucati o danneggiati, anche se di sicuro ha un minore valore sia dal punto di vista estetico che economico. 

I fili di seta, composti di materiale organico di derivazione proteica, sono avvolti in tanti giri intorno al bozzolo e necessitano quindi di essere srotolati, arrivando a misurare anche 700/ 800 metri. Sono prodotti dalle larve che, dopo essersi nutrite per oltre un mese di foglie di gelso, ad un certo punto smettono di nutrirsi e iniziano a filare il proprio bozzolo, dentro cui il bruco lascerà il posto alla crisalide e successivamente alla farfalla.

Il grande vantaggio della seta, oltre la sua piacevolezza sia alla vista che al tatto, è dato dal fatto che essa rispetta perfettamente il ph della nostra pelle, con cui entra perfettamente in sintonia: ecco perché è spesso utilizzata per realizzare indumenti intimi e si rivela idonea anche per i bambini. 

Oltre ad essere delicata e piacevole, la seta ha poi un altro grande pregio: è uno dei pochi tessuti in grado di isolare il nostro corpo dall’esterno, fungendo da termoregolatore. Ecco spiegato perché puoi indossare indifferentemente capi di seta sia in estate, quando fa molto caldo, che in inverno, quando la temperatura inizia a scendere, senza avvertire per questo né il caldo né il freddo.

L’unico, svantaggio della seta, è rappresentato dal costo elevato, sia dei filati (come ad esempio l’organzino o il crepe) che dei tessuti veri e propri (ti basta pensare allo chiffon, al raso e al broccato, tutti quanti prodotti con fibre di seta).

LINO

Il lino è una fibra naturale che si ricava dalla pianta omonima ed è composto per oltre il 70% da cellulosa. Si tratta certamente di un tessuto molto antico, conosciuto perfino dagli Antichi Egizi e dai Fenici, come documentano molti reperti ritrovati all’interno di tombe e sarcofagi.

Visto il suo aspetto lucido quasi da subito non venne usato solo per realizzare abiti e accessori, ma anche tende e biancheria per la casa: un particolare tipo di fibra di lino chiamata “thieuliette” veniva usata, ad esempio, nel Rinascimento per realizzare camicie e lenzuola, e si pensa che da questo termine derivi la parola “toilette”.

Con lo sviluppo industriale, anche le tecniche di coltura e lavorazione del lino iniziarono a cambiare: se fino al 1800 esso veniva essenzialmente filato e tessuto a mano, con l’invenzione del telaio meccanico iniziarono ad affermarsi nuove tecniche di filatura e tessitura. Questa grande ricerca legata alla produzione del lino, stimolata anche alla continua crescita della domanda, rende questo un tessuto moderno, dotato di tante sfaccettature in grado di soddisfare una molteplicità di esigenze da parte dei suoi consumatori.

Una delle caratteristiche che rende probabilmente il lino come una dei tessuti naturali più desiderati è quasi certamente la sua capacità di assorbire l’umidità: ecco perché esso viene usato non solo per produrre abiti, ma soprattutto biancheria da bagno e da letto, da utilizzare soprattutto durante la stagione calda per la sua incredibile freschezza.
CANAPA
La canapa è una delle fibre naturali più resistenti al mondo, forse la più resistente, ottenuta dalla lavorazione delle piante di Cannabis sativa. Per via di questa sua caratteristica, è sempre stata usata per realizzare non solo abiti da lavoro, ma anche corde e tendaggi utili come utensili o arredamento. 

Ma i vantaggi della canapa non finisco qui: oltre ad essere estremamente resistente, essa cresce in modo spontaneo senza l’ausilio di concimi chimici, non comportando quindi danni alla natura ed all’uomo. È stato anche osservato come l’olio presente nelle foglie abbia naturali proprietà antiparassitarie che consente alla pianta di avere una naturale protezione rispetto agli agenti esterni.

 


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Cotone Pima

Il cotone è la fibra naturale più importante ai giorni nostri. PURO wear ha scelto la fibra in cotone PIMA per realizzare i propri prodotti. Tecnicamente noto come “Gossypium barbadense”, è una pianta tropicale, sensibile al gelo, che produce fiori di colore giallo con semi neri. Diffuso principalmente in alcune aree del Nord America, Messico e Australia, tale pianta cresce in arbusti piccoli e cespugliosi e produce cotone con fibre setose insolitamente lunghe - raggiungono i 34mm - grazie principalmente alle condizioni in cui è coltivato: pieno sole, elevata umidità e precipitazioni.

Cio favorisce straordinaria morbidezza, intensa lucentezza e la formidabile resistenza all’usura e al pilling - la comparsa di peluria e piccole palline di fibra (pills) derivanti dall’usura e dalla manutenzione del capo, responsabile dell’effetto invecchiamento del tessuto.

Lavaggio e Cura dei Capi

Pensate a quando indossate un capo di intimo appena acquistato:: colore vivo, elastico ben teso, tessuto morbido e fresco. E pensate a quello che succede dopo qualche lavaggio: colori sbiaditi, elastico lento, tessuto usurato e cedevole. Si tratta di classici casi di lavaggi impropri, principale motivo per cui con il passare del tempo gli uomini lamentano di come calzano i propri capi.

PURO wear ha creato i suoi capi scegliendo i tessuti delle migliori qualità presenti sul mercato con l’obiettivo di fornire dei capi resistenti a molteplici lavaggi e all’usura.

 

Spesso le istruzioni di lavaggio e stiratura della biancheria intima vengono ignorate dalla maggior parte dei ragazzi e giovani adulti, imputando la responsabilità al poco tempo disponibile. Noi di PURO wear consigliamo di prestare cura e attenzione soprattutto nel momento del lavaggio dell’indumento in modo da favorire:

Ecco perché è vitale comprendere le informazioni presenti sull’etichetta - o stampate direttamente sul tessuto come nel nostro caso. Gli errori più comuni nel lavaggio degli indumenti sono:

 

Segui le seguenti istruzioni per un corretto lavaggio e una corretta asciugatura 

istruzioni di lavaggio PURO wear 

 Suggeriamo inoltre di lavare i propri capi sempre al rovescio.

Spedizioni e Resi

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